mercoledì 24 ottobre 2012

Felix Baumgartner, Steve Wiebe e il campione fragile

The King of Kong: A Fistful of Quarters (USA 2007)



C'è stato molto clamore mediatico per la recente impresa di Felix Baumgartner, l'uomo che si è lanciato da 39.000 metri superando la barriera del suono e facendo venire le vertigini a mezzo mondo.
Il paragone potrà sembrare azzardato, ma la vicenda mi ricorda molto la lotta per raggiungere il milione di punti in Donkey Kong.
La storia, raccontata dal documentario The King of Kong: A Fistful of Quarters, del 2007, mostra gli sforzi di Steve Wiebe nel cercare di superare il record mondiale di Donkey Kong, detenuto da Billy Mitchell e imbattuto dal 1982.  
Perchè le situazioni sono simili? Nel caso di Baumgartner, ormai uomo estremo per eccellenza, ci troviamo di fronte ad un evento spettacolarizzato, che richiama al coraggio e mette a rischio l'incolumità fisica. Tra lui e il precedente recordman, Joseph Kittinger, non c'è rivalità, ma mutua assistenza e quasi paterno affetto (almeno questo è quello che hanno voluto farci vedere quelli della Red Bull). Si presume inoltre che Baumgartner abbia avuto un sostanzioso ritorno economico.
Steve Wiebe è invece presentato come un cosmic loser: spesso è stato ad un passo dal fare "grandi" cose, ma ha sempre fallito per un soffio. È un onesto padre di famiglia, un modesto musicista, un modesto sportivo, ha un modesto lavoro. Ma decide di battere il record del mondo di Donkey Kong. Il detentore del titolo, Billy Mitchell, non la prende bene. La rivalità tra i due è lampante. Da una parte il "buon" Wiebe, e dall'altra l'arrogante Mitchell.
Intorno a lui, a parte una cricca di improbabili appassionati, il totale disinteresse, se non le pacche sulla schiena di pochi amici e familiari. Di soldi neanche l'ombra.

Perchè allora accosto le due vicende?
Perchè ovviamente ci sono anche punti in comune. Per entrambi c'è la volontà di raggiungere vette inarrivate. C'è il continuo allenamento. C'è la costanza. C'è la difficoltà di subire delle privazioni per raggiungere l'obiettivo. C'è il coraggio di voler affrontare una sfida. Insomma, c'è un piccolo Baumgartner dentro Wiebe.
Donkey Kong è il primo gioco in cui appare Mario
Ma, senza dubbio, c'è un piccolo Wiebe dentro Baumgartner. L'insicurezza, la voglia di dimostrare di essere il numero uno, la costante ricerca di conferme e, perchè no, la voglia di riscattare un passato, o un presente, che magari non piace. 
E poi, parliamoci chiaro, entrambi cercano di primeggiare in imprese quantomeno bizzarre. Napoleone, per sentirsi dire che era un figo, non aveva bisogno di buttarsi con il paracadute. Gli bastava tornare vittorioso da una campagna militare. Einstein non doveva giocare a Tetris per sentirsi intelligente, perché aveva una bella cornice per il premio Nobel appeso nel suo studio.
Il resto conta poco: per un milione di dollari in pochi si butterebbero da quell'altezza e altrettanto in pochi riuscirebbero a fare punteggi stratosferici a Donkey Kong.

Tra mille anni, probabilmente ricorderemo Neil Armstrong e Jurij Gagarin, ma dubito che si parlerà mai di Felix Baumgartner e di Steve Wiebe.
Certe imprese sono storiche. Altre servono solo a chi le porta a termine, perchè in fondo l'essere umano è una cretura vanesia e insicura per sua immutabile costituzione.

Forse è per questo che ci sono troppi blog.
Qui trovate il documetario in inglese (parte dopo trenta secondi)
Qui in italiano con i primi 9-10 minuti purtroppo mancanti. Fate uno sforzo e seguite l'inizio in inglese!
Se trovate di meglio, fatecelo sapere.

L'attuale record di Donkey Kong è detenuto dal Dottor Hank Chien. Anche per lui hanno fatto un film.

2 commenti:

  1. mmhmh questo Mitchell è proprio un arrogantello e un furbacchione anti-sportivo.

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  2. Di sicuro non ha una faccia che ispira gran simpatia.

    RispondiElimina

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